Il Piemonte, ma presumo tutta l’italia è famosa per le varie sagre, e da queste parti se ne fanno proprio tante.
La cosa che caratterizza più di tutti queste sagre è il profumo/puzza (in base ai punti di vista) che si diffonde per la città/paese.
A Carnevale è noto il puzzo di arance e merda (passatemi il francesismo, altrimenti non rende l’idea) che ci accompagna per una settimana; le domeniche di ottobre che profumano di caldarroste eccetera.
È proprio questo nostro senso che molto spesso dimentichiamo, lo diamo per scontato, ma è quello che, dal mio punto di vista, è il più importante e più vicino ai ricordi. Quando vedi una foto di quando eri all’asilo è un conto, ma quando senti quell’odore di minestrina che aleggiava per i corridoi dell’asilo è tutta un’altra storia: si aprono delle porte dei ricordi nel cervello che la sola vista non può aprire.
Ultimamente i profumi delle sagre sono, però, contaminati dai porcari dolci e salati.

Questo WE c’è la sagra del cavolo verza, a Montalto. Ieri la splendida notte delle lanterne con sfilata in costume…e quando sono uscita da casa del mio ragazzo che abita nel paesino vicino c’era un profumo dolciastro nell’aria: certamente non era zuppa di cavolo o capunet, probabilmente era un misto tra crepes alla nutella, canestrelli e dolciumi vari. Slurp.
Chissà se oggi riesco a mangiarmi un Miassa….gnam gnam.
Spero di non capitare mai nei dintorni di una sagra del fegato, della gorgo, o della trippa. Potrei vomitare a 2Km di distanza. L’olfatto fa anche brutti scherzi, no?
PS: Per chi non ha idea di cosa siano i piatti culinari di cui ho parlato: MALE, MOLTO MALE, dovete recuperare subito! Venite da queste parti alla prossima sagra (tanto qui, come in tutta Italia, ogni scusa è buona per fare festa di paese, quindi non ci sarà molto da aspettare!)