Napule è mille colori….

24 01 2008

Di quello che sta succedendo a Napoli ho già detto mille parlole, su altri blog, con gli amici, e non pensavo nenache di farne un post dato che in molti hanno già affrontato il discorso, invece, ho trovato molto interessante un articolo di Vanity Fair (lo stesso numero che ho citato 2 post fa, mi ha proprio sorpresa!!) nell’intervista al fratello del bambino che si ritrova in ospedale con un proiettile alla base del cervello, colpevole di essere andato in giardino a capodanno per giocare con le “stelline”.

Devo dire che mi sono sorpresa a ritrovarmi nelle parole di questo ragazzino Tunisino, molto maturo, forse fin troppo per la sua età, perchè purtroppo anche io vedo così Napoli & co. Lo so, non si fa di tutta un’erba un fascio, ma purtroppo do ragione al ragazzino.

Riporto integralmente le parti che mi hanno colpita di più (colori miei):

1- “Ti aspetti che queste cose accadano in Iraq”, “qui il potenziale di inciviltà è troppo alto”

2- Facava ragioneria, ma ha mollato al terzo anno. Chiedo: “Non avevi più voglia di studiare?”. Mi risponde: “al contrario: ho smesso proprio perchè ne avevo voglia” [...] “come fai ad andare a scuola in un posto dove i compagni ti sfottono perchè parli italiano, e non in napoletano coi professori? Ti sfottono perchè conosci il significato della parola uggioso e l’ insegnante di religione ti dice: ma se non credi in Dio, che fai? Vai in giro ad ammazzare la gente? Io non riesco ad andare in un posto così”

3- “la maestra diceva a mia madre: signora suo figlio è sempre un po’ triste perchè pensa

4-”Mi dicono: cosa vuoi giudicare tu che sei tunisino? devi ringraziare e stare zitto. E allora io sto zitto, ma non mi adeguo. Quando sento la parola integrazione sto male. Io non mi voglio integrare in un posto dove, per essere normale, vai in giro in motorino senza casco, fai le bancarelle abusive di fuochi d’artificio da dieci chili, passi i tuoi pomeriggi appoggiato a qualche muro, senza niente da fare. E a Capodanno tiri fuori l pistola e spari tra i parenti che ridono e dicono auguri. Noi siamo la nostra città, il nostro ambiente. Se mi fai crescere nella giungla io divento Mowgli e imparo a parlare con gli animali, se mi fai crescere dove non c’è futuro io sparo. Se mi integrassi in un posto così mi farei schifo

5- Si può sempre andare via. ” [...] Vorrei portarlo in un posto freddo: aria fredda, gente fredda, pochi sentimenti ed efficienza scandinava [...] Un posto dove il bozzolo di un proiettile lo trova la scientifica e non i parenti per caso; un posto dove i pompieri che montano la scala per ispezionare il tuo tetto non si fanno gli scherzi, si mandano affanculo, e ridono a crepapelle mentre tu stai piangendo”

6-”Il problema vero non è l’immondizia per strada, ma quella che troppa gente ha nella testa”

Vanity Fair, n.3 2008, Intervista di Silvia Nucini (da pag 116 a 122)


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Una risposta

4 02 2008
3n0m15

Tristessa………….

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